Venti anni dopo la finale di Berlino. E per la prima volta da quando è il commissario tecnico dei Bleus. Zinedine Zidane ritrova la nazionale italiana, un avversario che gli ha spesso cambiato la vita. Due volte in positivo, due volte in negativo.

La prima volta è nel febbraio del 1997, quando Zizou è ancora un giocatore emergente e l’Italia di Cesare Maldini lo annulla. Lo stesso accade nel 1998, quando Zidane è già un campione affermato ma gli azzurri di Dino Zoff riescono a tenerlo a bada, anche se alla fine la Francia passa ai rigori. Poi arriva l’estate del 2000, quando Zidane sfodera una prestazione sontuosa nella semifinale di Rotterdam, punendo l’Italia e portando la Francia verso il trionfo europeo.

Ma è la notte di Berlino del 2006 che segna definitivamente il suo rapporto con l’Italia. Dopo quel colpo di testa a Materazzi, Zidane lascia il campo e il calcio giocato, mentre l’Italia conquista il suo quarto titolo mondiale. Da allora il rapporto tra Zidane e l’Italia è rimasto sospeso, tra ammirazione e distacco.

Il legame con il calcio italiano, in realtà, non è mai stato particolarmente profondo. Alla Juventus ha giocato cinque anni, vincendo il Pallone d’Oro soprattutto grazie al successo con la Francia nel Mondiale. Lì ha instaurato un’amicizia solida con Alessandro Del Piero e ha vissuto grandi stagioni con Marcello Lippi. Eppure, anche allora, Zidane veniva descritto come un giocatore che non riusciva sempre a incidere nei momenti decisivi, tanto che Gianni Agnelli arrivò a definirlo più divertente che utile.

Con la nazionale italiana ha avuto altri incroci significativi. Nel 2000 ha dovuto scusarsi dopo un episodio in Champions League che gli costò cinque giornate di squalifica, ma soprattutto ha costruito con l’Italia una rivalità fatta anche di rancori e distacchi.

Oggi Zidane torna a incrociare l’Italia in un momento particolare. Buffon non è più capodelegazione, e questo toglie un ulteriore elemento di continuità con quel passato. In campo, poi, l’Italia appare come una comprimaria rispetto alla Francia, che può contare su una generazione di talento senza precedenti. Una distanza che si vede anche nelle selezioni giovanili, dove i migliori italiani fanno fatica a emergere mentre la Francia continua a sfornare campioni.

Eppure, nonostante tutto, Zidane conserva un legame speciale con il nostro Paese. «L’Italia è sempre nel mio cuore», ha detto, e l’entusiasmo dei suoi giocatori per averlo come guida è evidente. «Nessuna sorpresa... vedrete venerdì allo Stade de France, che ovazione», ha detto Koné.

Così, a vent’anni da quella notte di Berlino, Zidane ritrova l’Italia. Questa volta dalla panchina, ma con la stessa voglia di scrivere un’altra pagina della sua storia contro gli azzurri.

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