Quasi mille spettatori paganti per vedere una corsa di ciclismo su strada. Più che una notizia, un ossimoro. È successo oggi a Colceresa, in provincia di Vicenza, alla Veneto Classic, l’ultima corsa della stagione italiana. Tutto nasce da una provocazione di Filippo Pozzato, ex corridore e oggi organizzatore, che da anni cerca di "cambiare le regole del gioco": far pagare un biglietto per vedere una corsa di ciclismo, sport che da sempre è sinonimo di gratuità. Per alcuni un esperimento interessante, per altri un sacrilegio.

Per la prima volta forse ha avuto ragione lui. Mille spettatori non sono tanti, soprattutto se paragonati all’affluenza di altri eventi sportivi (basti pensare alle partite di calcio che attirano decine di migliaia di persone), ma per un evento di ciclismo in cui si paga l’ingresso è una cifra significativa. E soprattutto, chi era presente sembrava divertirsi. Del resto, dieci euro non sono una cifra proibitiva: è quanto si spende per una birra e un panino a un concerto.

La Veneto Classic è una corsa giovane ma ambiziosa, autoproclamatasi “classica” e progettata con un’idea precisa: non far dormire un attimo i corridori. Sterrati, pavé, salite brevi ma ripide, strade strette, tutte le difficoltà concentrate nei chilometri finali, in un territorio che non supera mai i trecento metri di altitudine ma accumula oltre duemila metri di dislivello totale.

Il tratto a pagamento era il muro della Tisa, una salita di poco più di trecento metri con una pendenza massima del 20%. Il biglietto, in realtà un braccialetto, dava accesso all’area attorno alla mulattiera: un bosco e un prato soleggiato, con un maxischermo, un DJ che alternava musica e telecronaca, tre aree bar con cibo e bevande (a pagamento), e un’area dove sedersi sull’erba, bere uno spritz e aspettare il passaggio dei corridori.

La corsa è passata sei volte sulla Tisa e, come previsto, il gruppo si è ridotto sempre di più. Alla fine ha vinto Brandon McNulty, alla sua prima vittoria da campione del mondo.

Per Pozzato è stata una piccola rivincita. Al termine della giornata ha ricordato che il primo anno fu “un disastro” e non c’era un decimo degli spettatori di oggi. “Quest’anno per la prima volta ho visto quello che avevo in testa, la gente che capisce cosa stiamo facendo”, ha detto, aggiungendo che le entrate dei biglietti per ora sono “uno zero virgola” e che la corsa continua a ricevere finanziamenti come tutte le altre.

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