Francesco Totti torna a parlare del suo rapporto con la Roma e non chiude la porta a un possibile ritorno nel club, ma con una condizione precisa: non a fare la bella statuina. Lo ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha ribadito il legame profondo con i colori giallorossi.
«La Roma è stata, è e sarà sempre tutto per me. È la mia seconda pelle, forse persino la prima», ha affermato l’ex capitano, spiegando di aver incontrato recentemente uno dei figli di Dan Friedkin durante la partita Roma-Real Madrid, anche se non si è discusso del suo futuro.
Totti ha ricordato le ragioni della sua uscita dalla dirigenza durante la gestione di James Pallotta: «Ai tempi di Pallotta io ho lasciato tre anni e mezzo di contratto perché non volevo fare la bella statuina. Se volessi lavorare nella Roma, non a fare la bella statuina, ma a fare qualcosa di tecnico, come ho sempre detto, sì».
Secondo Totti, il suo contributo potrebbe essere utile soprattutto nelle scelte relative alla rosa: «Forse ne posso capire di più di gente che fa il commercialista, l’avvocato, il dottore. Magari non capisco di bilanci, ma di giocatori sì. Poi se mi sbaglio mi sbaglio, ma se devo prendere un giocatore, lo vedo, lo sento, mi confronto con un allenatore».
Totti ha anche raccontato di essersi sentito poco coinvolto nelle decisioni della società durante la sua esperienza da dirigente: «Quando ero nella Roma come dirigente mi chiamavano solo quando c’erano problemi, per mettere pezze».
L’ex numero 10 ha spiegato di aver ricevuto proposte per partecipare alle celebrazioni del centenario del club nel 2027, ma di aver rifiutato un ruolo formale: «Mi hanno chiesto di fare la cena del centenario, di fare le cose insieme, ma che io faccia la cena del centenario non voglio».
Nonostante il distacco dalle attività ufficiali, Totti ha ribadito il legame con i tifosi: «Quell’amore non finisce. Ho il massimo rispetto per loro, non ho mai chiesto nulla e mai lo farò. Ho sempre dato. Quando c’erano i Sensi, la società era in difficoltà, non ho preso lo stipendio per un anno e mezzo perché i dipendenti non prendevano lo stipendio».
Nell’intervista Totti ha anche parlato delle difficoltà personali affrontate dopo il ritiro nel 2017, tra cui il rischio di depressione, la morte del padre e una grave malattia durante la pandemia di Covid-19: «Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre. Sono stato male, molto male. Il professor Zangrillo mi ha salvato».