Jannik Sinner e Carlos Alcaraz non si sono più affrontati dal 12 aprile 2026, quando hanno giocato la finale del Masters 1000 di Monte Carlo. Da allora hanno saltato quasi tutto l’anno: Alcaraz quasi cinque mesi per un infortunio al polso, Sinner ha un problema al ginocchio, non gioca dal 12 luglio e non tornerà prima del 2027.
Zverev chiuderà l’anno al primo posto del ranking mondiale anche perché è uno dei pochi che non si sono mai fatti male, e che è riuscito a essere costante. Ma il problema non riguarda solo Sinner e Alcaraz. Musetti, Draper, Rune, Djokovic, Fils: gli infortuni hanno colpito praticamente tutti.
Secondo uno studio dell’Universitat Central de Catalunya, i ritiri sono aumentati del 25% negli ultimi 25 anni nel circuito maschile e del 50% nel circuito femminile. La cosa non fa quasi più notizia. Il circuito ha normalizzato l’idea che le grandi partite possano essere decise da tendini, schiene e cosce con la stessa frequenza con cui possono essere decise dai dritti, The Catcher on the Line.
Troppo tennis, troppe partite, troppa intensità, scambi sempre più lunghi, materiali sempre più performanti, troppi viaggi e poco riposo: sono spiegazioni che si sentono da anni, e che probabilmente sono tutte vere insieme. La stagione è lunghissima, il tennis contemporaneo è fisicamente durissimo, e i corpi, semplicemente, saltano. Otto mesi senza Sinner e Alcaraz assieme, è evidente, peggiorano le cose.
Ma il punto è che l’assenza di un tennista di punta — qualunque tennista di punta — rende più difficile costruire le rivalità, dare valore ai tornei, dare peso alle classifiche. Anche chi ha vinto, spesso ha vinto contro un tabellone che non sembrava quello vero. Jack Draper è passato dal numero 4 al mondo nel giugno 2025 al numero 158 nel 2026. Ha giocato quindici partite e ha saltato tutti i tornei del Grande Slam.
Il tennis di oggi dura undici mesi. Ma quello che si vede in campo, a volte, sembra appena sufficiente per riempirne otto, The Catcher on the Line.