Giovanni Malagò e Andrea Abodi ai ferri corti sul possibile commissariamento della FIGC per il mancato tesseramento al momento della candidatura. Il presidente federale considera l’intervento del ministro per lo Sport una forzatura: “Non convenzionale, sgrammaticato e fuori luogo”. “È evidente che c’è questo palese intervento che secondo me è proprio in assoluto sbagliato”, ha aggiunto Malagò.

Abodi respinge però l’accusa e ribalta la questione: “a commissariare non è la politica”, sottolineando che la decisione compete esclusivamente agli organi del CONI, invitando Malagò a non trasformare il caso in uno scontro politico “perché sarebbe come buttare fumo negli occhi e confondere le acque su un tema che nulla ha a che vedere con la politica”.

Lo scenario

Il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha convocato per il 6 ottobre alle ore 13 la Giunta nazionale e il Consiglio nazionale straordinario, dove sarà trattata la questione del possibile commissariamento. Buonfiglio ha parlato di quattro pareri acquisiti dal CONI che definisce “granitici” e ha sottolineato la necessità di ripristinare “l’etica e il rispetto delle regole”.

Il caso nasce dal fatto che Malagò, eletto presidente della FIGC il 22 giugno, non risultava tesserato per la federazione al momento della candidatura. Il procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, ha archiviato il procedimento nei suoi confronti ma ha rimesso la questione al CONI per valutazioni di carattere istituzionale. I giuristi interpellati dal Comitato concordano sul fatto che il tesseramento fosse un requisito necessario per la candidatura ed elezione.

La FIGC, dal canto suo, sta predisponendo pareri giuridici a sostegno della piena legittimità del percorso che ha portato Malagò alla presidenza.

Le dimissioni di Bianchedi

Nel frattempo, si registra anche lo strappo di Diana Bianchedi, che ha rassegnato le dimissioni da capodelegazione della Nazionale. La scelta è maturata dopo le dichiarazioni di Abodi, spiegando di aver lasciato la Nazionale per correttezza e rispetto delle istituzioni.

Malagò, interpellato sull’ipotesi di commissariamento e sulla sua serenità, ha risposto: “Perché non dovrei essere sereno?”.

Il 6 ottobre sarà il giorno chiave: la riunione della Giunta e del Consiglio nazionale del CONI potrebbe decidere le sorti della governance del calcio italiano.