Secondo ilpost.it, la settimana scorsa tutte e quattro le squadre italiane impegnate in Champions League avevano perso nella stessa giornata, subendo complessivamente 14 gol e segnandone appena due. Questa settimana, invece, tutte e quattro hanno vinto, in modi diversi ma con un messaggio abbastanza chiaro: quando si gioca per attaccare, spesso le cose vanno meglio.
Napoli e Roma hanno segnato quattro gol a testa, il Como ne ha fatti quattro al Manchester United e l’Inter ha vinto 1-0 con un gol di un difensore mentre era in inferiorità numerica, ma tenendo la partita in mano per quasi tutta la serata.
La settimana scorsa, dopo la disfatta collettiva, Gazzetta dello Sport titolava in prima pagina: «Nell’amarezza e nella disperazione del momento, invochiamo il ritorno al catenaccio, alla nostra vecchia capacità di difendere e di colpire in contropiede».
Il calcio funziona abbastanza bene come un campione statistico: una partita non dice quasi nulla, due o tre nemmeno, ma dopo una decina di partite qualche indicazione si comincia a vedere. Il calcio italiano, quando prova a giocare un calcio propositivo, scopre che la maggior parte delle volte è più vantaggioso che mettersi sulla difensiva. Questo non significa che tutte le squadre italiane giochino bene o siano destinate a vincere qualcosa di importante, ma che il calcio moderno, in generale, premia chi prova a fare la partita.
Luis Enrique, allenatore del PSG, lo aveva spiegato dopo il sorteggio del girone: la maniera migliore per difendere contro il fenomenale Lamine Yamal era tenere il pallone, così non ce l’ha lui. È un concetto semplice, ma in Italia sembra ancora rivoluzionario.
Il Barcellona ha segnato 48 gol in 11 partite, perché ha due attaccanti da 14 gol a testa e altri due da 10. In Italia ci si è concentrati sui problemi difensivi del Barcellona, che pure ci sono, ma se fosse una squadra italiana probabilmente si parlerebbe di “mentalità vincente” e non di difetti tattici, perché vincere 5-3 è comunque meglio che pareggiare 1-1.
Il Como, dal canto suo, non si è messo a fare barricate contro il Manchester United: ha controllato il pallone, ha tenuto il ritmo della partita, ha mostrato coraggio e ambizione. Una squadra che tre anni fa era in Serie B e otto anni fa in Serie D. Forse la lezione di questa settimana è proprio questa: il catenaccio non è una tradizione da recuperare, ma un’idea che il calcio europeo ha già superato da tempo.