La storia di Michael Kayode è una di quelle che fanno riflettere sul calcio italiano e sulla sua capacità, o incapacità, di credere nei giovani. Un ragazzo nato in Italia, cresciuto tra difficoltà e sacrifici, passato dal settore giovanile della Juventus alla Serie D con il Gozzano, poi alla Fiorentina, fino a diventare uno dei terzini più promettenti d’Europa. Oggi è un punto fermo del Brentford e della Nazionale italiana, ma il suo percorso racconta molto di più di un semplice talento arrivato al successo.
Kayode nasce calcisticamente nella Juventus, ma il suo percorso prende presto una strada diversa. Passa per il Gozzano, in Serie D, dove dimostra subito qualità superiori alla categoria. Da lì arriva la chiamata della Fiorentina, che lo inserisce prima nella Primavera e poi in prima squadra. A Firenze trova l’ambiente ideale per crescere e, grazie alla fiducia della società, riesce a esprimere il suo potenziale.
Il suo nome comincia a circolare seriamente nel 2023, quando con la Nazionale Under 19 realizza il gol decisivo nella finale dell’Europeo contro il Portogallo, regalando all’Italia un titolo che mancava da anni. Da quel momento la sua crescita diventa costante: esordisce in Serie A, si impone come titolare nella Fiorentina e attira l’attenzione dei club inglesi.
Nel gennaio 2025 arriva il trasferimento al Brentford, prima in prestito e poi a titolo definitivo. In Premier League esplode definitivamente: nella scorsa stagione colleziona 38 presenze, diventando uno dei migliori terzini del campionato inglese. La sua velocità, la capacità di spinta sulla fascia e la personalità mostrata in campo lo rendono uno dei prospetti più interessanti del calcio europeo.
Classe 2004, 22 anni appena compiuti, Kayode rappresenta oggi uno dei volti più freschi del nuovo corso della Nazionale. Dopo aver esordito con Mancini, è tornato protagonista sotto la guida del CT, dimostrando di poter essere un titolare della selezione azzurra. Nel match contro la Turchia ha realizzato un gol e un assist nella vittoria per 4-1, confermando il suo momento straordinario.
Il suo valore di mercato è ormai vicino ai 40 milioni di euro secondo Transfermarkt, una cifra che difficilmente sarebbe stata immaginabile pochi anni fa. Eppure, il suo percorso non è stato quello del predestinato: Kayode ha dovuto conquistarsi ogni passo, passando dalla Serie D ai campi della Premier League, senza mai bruciare le tappe.
Oggi il calcio italiano si interroga su quanti altri Kayode possano essere nascosti nei vivai. Giovani talenti italiani che spesso trovano spazio soltanto quando decidono di andare all’estero. La storia di Michael dimostra che il talento c’è, ma serve coraggio per valorizzarlo. E forse, qualche volta, basterebbe guardare un po’ più vicino prima di andare a cercare il prossimo fenomeno fuori dai confini.
“Kayode? Da dove spunta questo Kayode?”
La domanda è di Roberto Mancini, che oggi ha trovato la risposta. Il problema è che il calcio italiano, a quella domanda, avrebbe dovuto rispondere già da un pezzo.
Perché Michael Kayode non è un talento scovato chissà dove. È un ragazzo nato in Italia, cresciuto nel sistema calcio italiano, passato dal settore giovanile della Juventus, poi dal Gozzano in Serie D, quindi dalla Fiorentina. Un percorso che racconta più di un semplice terzino arrivato al successo: racconta un sistema che spesso vede i talenti nascere sotto casa, ma fatica a crederci davvero.
Kayode è uno dei migliori esterni destri d’Europa. Lo era già quando vestiva la maglia della Fiorentina, ma come spesso accade nel nostro campionato, il suo nome non aveva ancora quel peso mediatico che oggi lo accompagna. Il problema non era dunque scoprirlo, ma avere il coraggio di valorizzarlo. E su questo il calcio italiano continua a interrogarsi.
Se Michael non fosse stato convocato da Roberto Mancini, forse oggi molti continuerebbero a chiedersi chi fosse. Ma il talento era già lì. Ed è proprio questo il punto: quanti altri Kayode ci sono nel nostro campionato che aspettano solo fiducia, spazio e continuità?
Il sistema italiano continua a produrre giovani di qualità, ma troppo spesso questi talenti maturano definitivamente soltanto quando lasciano la Serie A. La Premier League, in particolare, è diventata un laboratorio ideale per molti prospetti italiani: ritmi diversi, concorrenza altissima e una mentalità che spinge i calciatori a crescere rapidamente.
Il caso di Kayode è emblematico: un ragazzo passato anche dalla Serie D, che ha fatto tutta la gavetta possibile prima di arrivare al Brentford e imporsi come uno dei terzini più interessanti del panorama europeo. Un percorso che dovrebbe rappresentare un motivo d’orgoglio per il nostro movimento, ma anche una lezione.
Perché il talento italiano c’è. Nasce nei nostri settori giovanili, cresce nei nostri campionati, ma troppo spesso esplode definitivamente soltanto quando varca il confine. E allora la domanda di Mancini diventa quasi retorica: Kayode non è spuntato dal nulla. Era già lì, andava soltanto accompagnato nel modo giusto.
Oggi il calcio italiano dovrebbe domandarsi meno “da dove spunta” un talento e più “perché ce lo facciamo scappare”. Perché il rischio è quello di continuare a disperdere in Premier League ciò che nasce nei nostri vivai. E Michael Kayode, da questo punto di vista, rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una storia che il calcio italiano conosce già fin troppo bene.
Nel momento in cui Michael Kayode indossa la maglia azzurra e brilla con la Nazionale, a Firenze qualcuno inevitabilmente avrà un rimpianto. Perché il terzino non è stato semplicemente ceduto: è stato lasciato andare dal Brentford per una cifra che oggi appare decisamente inferiore al suo valore.
La società inglese aveva presentato un’offerta da 25 milioni di euro, ma la Fiorentina, convinta di riuscire a trattenerlo, riuscì a ottenere 17 milioni per il suo trasferimento. Una cifra che, guardando alle prestazioni attuali del giocatore, appare quasi simbolica.
Kayode ha dimostrato di essere uno dei migliori terzini in Europa, soprattutto dal punto di vista difensivo. La sua crescita in Premier League è stata evidente, tanto da attirare l’attenzione del commissario tecnico Mancini e da diventare protagonista anche con la maglia della Nazionale.
Il rimpianto a Firenze è inevitabile, ma forse non è neanche il più grande. Perché dietro la crescita di Kayode c’è anche il lavoro di Raffaele Palladino, ex allenatore della Fiorentina, che aveva creduto nel ragazzo, lo aveva valorizzato e lo aveva fatto crescere nel contesto giusto.
Oggi Palladino non siede più sulla panchina viola, la dirigenza è cambiata, e proprio Kayode rappresenta uno dei rimpianti più evidenti della precedente gestione. Il suo valore è ormai vicino ai 40 milioni di euro, secondo Transfermarkt, una cifra che rende ancora più pesante quel trasferimento concluso a 17 milioni.
A Firenze applaudono il successo del ragazzo, ma inevitabilmente qualcuno pensa anche a ciò che poteva essere. Perché Kayode non era soltanto un talento da scoprire: era già un patrimonio, e oggi il suo valore calcistico ed economico lo dimostra.
E mentre Mancini si gode il suo terzino in Nazionale, a Firenze resta il rammarico per averlo visto esplodere definitivamente lontano dal Franchi.
Era il 2023, la Fiorentina aveva un problema sulla fascia destra. Dodô era infortunato, Lorenzo Venuti non riusciva a convincere e la società cercava disperatamente un sostituto sul mercato. Il nome che circolava con insistenza era quello di Davide Zappacosta, un profilo esperto, capace di garantire affidabilità immediata.
Nel frattempo, però, in casa viola c’era anche un’altra soluzione: Michael Kayode. Un ragazzo cresciuto nel settore giovanile della Juventus, passato dal Gozzano in Serie D, arrivato alla Fiorentina grazie all’intuizione di Valentino Angeloni. Un giovane esterno che a Firenze iniziava già a far vedere qualcosa di importante.
Ma si sa come funziona spesso nel calcio italiano: quando c’è un’emergenza, la prima risposta è andare a cercare esperienza. Così la Fiorentina insisteva su Zappacosta, mentre Kayode continuava ad allenarsi e a crescere.
La storia la conosciamo: il ragazzo non soltanto ha trovato spazio, ma è esploso definitivamente. Oggi Michael Kayode è uno dei terzini più interessanti d’Europa, protagonista con il Brentford e arrivato fino alla Nazionale italiana.
Quella vicenda racconta qualcosa di più di un semplice episodio di mercato. Racconta la difficoltà del calcio italiano nel dare fiducia ai giovani, anche quando il talento è già lì, sotto gli occhi di tutti. Si preferisce spesso l’usato sicuro, l’esperienza, il nome che garantisce affidabilità immediata, dimenticando che i campioni bisogna farli crescere, non soltanto comprarli.
Oggi a Firenze qualcuno ringrazia Angeloni, che aveva creduto in Kayode quando ancora giocava in Serie D. Ma soprattutto ci si rende conto di quanto fosse stata sottovalutata la soluzione che la società aveva già in casa.
Perché mentre si inseguiva Zappacosta, Michael Kayode costruiva il suo percorso fino a diventare uno dei migliori nel ruolo. E forse, da quella storia, il calcio italiano dovrebbe imparare una cosa semplice: prima di cercare fuori, ogni tanto bisognerebbe guardare meglio dentro.
Fonti
- RaiNews: Michael Kayode, il talento azzurro che si è fatto strada in Premier League
- La Nazione: Kayode, il gol azzurro contro la Turchia riapre la ferita viola. Il pianeta Fiorentina applaude ma si morde le mani
- La Gazzetta dello Sport: Non è un'Italia per vecchi: i 37 ragazzi che riporteranno in alto la Nazionale. Ma solo se i club...