Una gara con due nomi e due paesi. Questa domenica 4 ottobre la Formula 1 ha corso in Malaysia la sedicesima gara del Mondiale. Una corsa chiamata "Gran Premio del Bahrein in Malaysia", anche se tra il Bahrein e Sepang ci sono più di 6.000 chilometri.

La ragione è la guerra in Medio Oriente. Il Gran Premio del Bahrein era in origine previsto ad aprile sul circuito di Sakhir, ma la situazione di sicurezza aveva portato a cancellare sia quella gara sia quella in Arabia Saudita. In circa dieci settimane la Formula 1 ha riorganizzato tutto, portando la corsa a Sepang.

Non si trattava solo di una questione sportiva. Alla Formula 1 serviva mantenere il numero minimo di gare previsto dal contratto (22), per non perdere ricavi da diritti TV e sponsorizzazioni. E il Bahrein paga ogni anno alla Formula 1 una quota superiore ai 53 milioni di euro per ospitare il proprio Gran Premio.

Il Bahrein ha scelto di spostare la propria gara invece di cancellarla, a differenza di quanto accaduto con altri Gran Premi in Medio Oriente. L'obiettivo era dare visibilità ai propri sponsor e migliorare l'immagine del paese attraverso lo sport. Non è un caso che il fondo sovrano del Bahrein possieda tutte le quote del gruppo McLaren.

Nonostante il cambio di sede, alcune tradizioni sono rimaste: l'inno del Bahrein, l'aereo di Gulf Air sopra le macchine, il trofeo placcato d'oro e l'acqua di rose al posto dello champagne. Sepang, che aveva già ospitato Gran Premi di Formula 1 tra il 1999 e il 2017, è tornato così al centro della scena.

In sostanza, alla Formula 1 serviva un Gran Premio, il Bahrein ha preferito un suo Gran Premio altrove all’assenza di un suo Gran Premio. E Sepang è tornata a ospitare una gara di Formula 1.

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