Andrea Kimi Antonelli è il nuovo campione del mondo di Formula 1. Il pilota della Mercedes ha conquistato il titolo al termine del Gran Premio del Messico, scrivendo una pagina storica per il motorsport italiano: l'ultimo campione del mondo di Formula 1 italiano era stato Alberto Ascari nel 1953. A distanza di oltre 70 anni, l'Italia torna così sul tetto del mondo grazie a un talento che, a soli 20 anni, ha già conquistato il suo primo titolo iridato.

La gara sul circuito Hermanos Rodríguez di Città del Messico è stata vinta da Max Verstappen su Red Bull, davanti a Lewis Hamilton su Ferrari. Antonelli ha tagliato il traguardo in terza posizione, conquistando i punti necessari per assicurarsi matematicamente il titolo mondiale. Alle spalle del pilota bolognese si sono classificati Charles Leclerc su Ferrari, Lando Norris su McLaren e George Russell su Mercedes.

Il Gran Premio è stato particolarmente movimentato, caratterizzato da incidenti e neutralizzazioni. Nelle prime fasi della corsa un contatto multiplo ha coinvolto diverse monoposto, costringendo la direzione gara a fermare la competizione con la bandiera rossa a causa dell'incidente di Valtteri Bottas. Successivamente un'uscita di pista di Arvid Lindblad ha reso necessario l'intervento della Safety Car. Antonelli ha gestito con lucidità una gara ricca di insidie, evitando rischi inutili e concentrandosi sull'obiettivo mondiale. Partito dalla quarta posizione, il pilota italiano ha mantenuto un ritmo costante, controllando la situazione e amministrando il margine accumulato durante la stagione. Il terzo posto finale gli è stato sufficiente per conquistare matematicamente il titolo con due gare d'anticipo, completando una stagione che lo ha visto protagonista sin dalle prime gare del campionato.

Al termine della gara, Antonelli ha lasciato trasparire tutta l'emozione per il risultato raggiunto. "Ce l'abbiamo fatta. Grazie alla Mercedes e alla mia famiglia: senza di loro non sarei qui. È un momento che ricorderò per sempre", ha dichiarato il pilota italiano. Antonelli ha ammesso di aver avvertito una pressione particolare durante il fine settimana messicano, spiegando di essersi concentrato soprattutto sull'evitare errori. "Sapevo che dovevo portare a casa il risultato, non la gara. Dopo la bandiera rossa mi sono rilassato un po', ma ho avuto paura per tutto il tempo", ha raccontato. Il neo campione del mondo ha poi dedicato il titolo alla squadra e ai tifosi, definendo "incredibile" la stagione che lo ha portato sul tetto della Formula 1.

La vittoria di Antonelli ha acceso l'entusiasmo anche in Italia. Tra i primi a congratularsi con il pilota bolognese è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha celebrato il ritorno di un italiano sul tetto del mondo a distanza di 73 anni dall'ultimo titolo conquistato da Alberto Ascari. Messaggi di congratulazioni sono arrivati anche dal ministro dello Sport Andrea Abodi e da numerose personalità istituzionali. Grande partecipazione anche a Imola, dove numerosi appassionati si sono riuniti per seguire la gara e celebrare il successo del giovane campione.

Il risultato ottenuto in Messico assume un significato particolarmente simbolico per la storia della Formula 1 italiana. L'ultima volta che un pilota italiano aveva conquistato il titolo mondiale risaliva infatti al 1953, quando Alberto Ascari si laureò campione del mondo per la seconda volta consecutiva. Da allora nessun altro italiano era riuscito a riportare in Italia il titolo più prestigioso dell'automobilismo internazionale. Antonelli interrompe così un'attesa lunga 73 anni, scrivendo il proprio nome accanto a quello di Ascari e riportando l'Italia sul tetto della Formula 1.

Con il titolo conquistato in Messico, il Mondiale 2026 ha già il suo campione. Antonelli può ora affrontare le ultime due gare della stagione con la tranquillità di chi ha già raggiunto l'obiettivo più importante, ma il giovane pilota italiano guarda già al futuro: dopo aver riportato il titolo piloti in Italia, il prossimo sogno è quello di inseguire nuovi traguardi e consolidare una carriera che, a soli 20 anni, ha già assunto una dimensione storica.