E’ la sera del ritorno di Roberto Donadoni a San Siro, questa volta da avversario. Sarà una partita speciale per il tecnico del Bologna, che ripercorre la sua storia in rossonero come calciatore e la sua nuova avventura da allenatore dei rossoblù. Donadoni ha vestito la maglia del Milan dal 1986 al 1996 e poi nella stagione 1997-1999, vincendo tutto in Italia e in Europa con Arrigo Sacchi e Fabio Capello, e ora torna nello stadio che lo ha visto protagonista per affrontare una squadra che conosce bene. Il Bologna, invece, è alla ricerca di continuità dopo un avvio di campionato difficile, segnato anche da diversi infortuni. Donadoni ha parlato della sua esperienza e delle sue idee tattiche, raccontando come sta cercando di trasmettere la propria mentalità ai giocatori e di costruire un’identità di gioco capace di competere ad alti livelli.
Cosa significa tornare a San Siro da avversario del Milan?
“E’ sempre una grande emozione perché San Siro è uno stadio che ha un fascino e una storia uniche. Affrontare il Milan, la squadra dove ho trascorso gran parte della mia carriera, è sempre qualcosa di speciale. Ma una volta iniziata la partita conta solo il campo e fare il massimo per il Bologna”.
Che idea si è fatto del Milan di Ruben Amorim?
“E’ una squadra che ha qualità, con giocatori di esperienza e giovani interessanti. Forse ha avuto troppa alternanza di prestazioni e risultati, ma questo può succedere quando si deve trovare equilibrio in un campionato così competitivo. Il Milan ha comunque le caratteristiche per fare un buon percorso”.
Il Bologna è stato molto sfortunato con gli infortuni fin dalla preseason e il Milan lo è adesso. Chi mancherà di più alle due squadre?
“Rabiot e Orsolini sono i due che pesano maggiormente, ma anche Holm e Piccoli hanno caratteristiche difficili da sostituire, soprattutto per la loro capacità di attaccare la profondità e di dare peso e pressione offensiva. In generale, quando mancano giocatori con qualità specifiche è sempre un problema, ma bisogna trovare soluzioni alternative”.
Il Bologna c’è, Milan discontinuo: chi ha più pressione?
“La pressione c’è sempre, ma è diversa. Il Bologna deve consolidare la propria identità e crescere in continuità, il Milan deve ritrovare stabilità e risultati dopo un periodo di difficoltà. Sono pressioni diverse, ma entrambe esistono”.
Arrivare tra i primi dieci per i rossoblù è un obiettivo?
“Non dobbiamo fissarci un obiettivo preciso di classifica. Dobbiamo avere la convinzione di poter competere con tutti e giocarcela fino alla fine. La classifica sarà la conseguenza del nostro percorso, non l’obiettivo a cui aggrapparsi”.
Palladino è giovane con esperienze importanti, è l’allenatore giusto per il dopo Donadoni?
“Sì, ha portato una reazione positiva. E’ giovane, ma ha fatto esperienze formative importanti e ha dimostrato di avere idee chiare. Poi conta il lavoro quotidiano, perché la pazienza non è una virtù del nostro calcio”.
La pazienza non è una virtù del nostro calcio: cosa consiglia a Palladino?
“Quando subentri in corsa ci vuole equilibrio, tatto e capacità di ascolto. La squadra vive un cambiamento e un riassestamento, quindi il dialogo e la comunicazione sono fondamentali. La parola deve sempre avere sostanza e peso”.
Fonti
- La Gazzetta dello Sport: Donadoni: "Milan, troppi alti e bassi. Io mai tecnico dei rossoneri? Colpa della Cina..."
- Quotidiano Sportivo: Donadoni legge la sfida del Meazza: "Il Bologna c’è, Milan discontinuo"
- Milanisti Channel: Donadoni in vista di Milan-Bologna: "Gli infortuni di Orsolini e Rabiot pesano più di tutti"