Seduto nella terrazza della Ciutat Esportiva del Barcellona, Raphinha guarda la classifica della Liga con il suo Barcellona in cima e il suo nome in cima alla classifica cannonieri. Dodici gol nelle prime sette giornate della Liga 2026-2027, un record storico. Un risultato impensabile solo pochi mesi fa, ma che oggi racconta una storia di rinascita: da attaccante esterno di talento a “falso nueve” decisivo.

Raphinha si racconta in un'intervista esclusiva a Il Giornale. L'infanzia difficile a Restinga, una favela di Porto Alegre; il calcio come unica via d'uscita; l'arrivo in Europa passando per il Portogallo, poi Rennes e Leeds, fino al Barcellona. E oggi, a 29 anni, la consapevolezza di essere nel miglior momento della sua carriera.

Il cambio di ruolo è stato fondamentale. “Mi ha svoltato la carriera”, dice. E cita Pep Guardiola e il cambio di posizione di Messi nel 2009 come esempio di adattamento tattico. “Se Messi ha accettato quel ruolo, possiamo farlo tutti”.

Ma non è solo una questione di posizione in campo. Raphinha parla anche di mentalità. “La semifinale con l’Inter non mi va giù”, ammette, ricordando la sconfitta in Champions League. E individua proprio nella crescita mentale della squadra la chiave per puntare a vincere la coppa: “Oggi mentalmente siamo molto più maturi e preparati per affrontare i momenti difficili che ti offre la Champions”.

Una maturità che passa anche dal rapporto con l'allenatore, Hansi Flick. “Mi ha cambiato la mentalità. Quando lui è arrivato io ero con la testa fuori dal club”, confessa. Flick gli ha restituito fiducia e voglia di restare al Barcellona. “Mi ha cambiato la vita”.

Ma l'intervista non è solo un bilancio personale. Raphinha guarda anche al futuro del Barcellona e del calcio mondiale. E qui arriva la dichiarazione che più ha fatto rumore: “Yamal è magia. Lamine è da Pallone d'Oro”. Un'investitura pesantissima per il giovane talento del Barcellona, che Raphinha considera già oggi il candidato più forte al Pallone d'Oro: “Lamine ha i titoli, la Liga col Barça, il Mondiale con la Spagna, e ha la qualità, straordinaria”.

Infine, uno sguardo anche alla Seleção. Raphinha ammette di essere rimasto sorpreso da Carlo Ancelotti, ma in senso positivo: “È una persona meravigliosa, umile”. E racconta un Brasile che sta cercando di ricostruire un'identità di gioco solida, anche se la concorrenza in attacco è feroce.

Oggi Raphinha è un uomo diverso. Più maturo, più consapevole. E soprattutto più affamato. Ha trasformato una delusione in una motivazione. E ha trasformato un cambio di ruolo in una nuova carriera. Oggi, a 29 anni, è il capocannoniere della Liga e uno dei leader del Barcellona. Ma soprattutto è un giocatore che ha finalmente capito come mettere il suo talento al servizio della squadra.

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