La vicenda della candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC si arricchisce di un nuovo capitolo destinato a pesare non tanto sul risultato delle elezioni, quanto sulla regolarità dell’intero percorso che ha portato al voto del 22 giugno.

Il punto non riguarda più soltanto la liceità della candidatura di Malagò. Il problema, oggi, è capire perché una questione già formalmente sollevata prima delle elezioni non sia stata definitivamente chiarita dagli organi competenti e perché il procedimento sia rimasto sospeso fino a rendere inevitabile l’intervento del CONI.

La domanda non è più soltanto se Malagò dovesse essere tesserato, ma perché, una volta sollevato formalmente il dubbio, non sia stato effettuato un controllo definitivo prima del voto.

Il 14 maggio, Renato Miele, candidato escluso, ha chiesto formalmente alla Procura federale di verificare la sussistenza dei requisiti di candidabilità di Giovanni Malagò relativamente al tesseramento.

Il 18 maggio la Procura federale ha escluso la candidatura di Miele, confermando invece quelle degli altri candidati. Nello stesso provvedimento la Procura ha affermato che la FIGC aveva certificato il possesso dei requisiti richiesti per i candidati ammessi. Malagò, quindi, è stato ammesso alla competizione elettorale.

Il 19 maggio Miele ha presentato un esposto proprio sul tesseramento di Malagò.

L’11 giugno la Procura federale ha trasmesso l’esposto alla Procura generale dello sport del CONI, ritenendo che la questione riguardasse l’ordinamento sportivo nazionale.

Il 18 giugno le Sezioni Unite della Corte Federale d’Appello hanno dichiarato improcedibile il ricorso di Miele contro l’esclusione della propria candidatura, ritenendo che fosse privo di interesse dopo la conclusione del procedimento davanti alla Corte Federale d’Appello.

Il 22 giugno Giovanni Malagò è stato eletto presidente della FIGC con 11 voti, davanti a Giancarlo Abete. Renato Miele non ha partecipato all’assemblea elettiva.

Il 25 giugno Miele ha diffidato i vertici del CONI, chiedendo il commissariamento della FIGC proprio in relazione al mancato tesseramento di Malagò.

Il CONI, ora, dovrà decidere se la questione del tesseramento fosse davvero un requisito indispensabile per la candidatura e, soprattutto, se la mancata verifica tempestiva possa aver inciso sulla regolarità della procedura elettiva. Se il CONI dovesse ritenere che il requisito era obbligatorio e che non poteva essere aggirato, il commissariamento diventerebbe una conseguenza tecnica.

Ma il vero tema è capire se il sistema dei controlli abbia funzionato. Un dubbio sollevato formalmente prima delle elezioni non è stato risolto prima del voto. La candidatura è stata ammessa e la Procura federale ha richiamato le certificazioni della FIGC sui requisiti.

Ora il CONI dovrà stabilire se il mancato tesseramento di Malagò giustifichi il commissariamento della FIGC. Ma resta una domanda più ampia: perché, se quel dubbio era fondato, la candidatura è stata comunque ammessa? E come è possibile che un problema noto prima delle elezioni sia diventato un caso istituzionale soltanto dopo che Malagò era già stato eletto presidente?

Prima del voto, quindi, la questione del tesseramento di Malagò era stata già sollevata, contestata formalmente e portata all’attenzione degli organi competenti. Non si tratta di un problema emerso dopo la sua elezione: era noto, contestato e oggetto di esposti già durante la fase delle candidature.

Il CONI dovrà ora decidere se quel requisito fosse realmente indispensabile e, eventualmente, valutare le conseguenze sull’intero processo elettorale. Ma, indipendentemente dall’esito finale, resta il dato: la questione era stata già posta prima delle elezioni e non è stata risolta prima che gli associati fossero chiamati a votare.

Se il sistema dei controlli avesse funzionato fino in fondo, il caso sarebbe stato chiuso prima del 22 giugno. Invece, oggi, a elezioni concluse e a Malagò già presidente, il CONI deve ancora rispondere a una domanda che avrebbe dovuto trovare una risposta prima del voto.

E questa volta la risposta non riguarda soltanto Malagò. Riguarda la correttezza, la trasparenza e l’efficacia delle procedure che regolano le elezioni della FIGC.