Il 3 ottobre 1926 inizia il primo campionato di calcio nazionale italiano, la stagione 1926/27, che avrebbe dovuto rappresentare una svolta storica per il calcio nel Paese. Tuttavia, lo scudetto non venne assegnato, venne revocato e non fu mai più riassegnato.

Il contesto storico e politico

L'Italia è agli inizi della dittatura del Partito fascista, che aveva interesse a unificare il calcio per evitare divisioni tra il Nord e il Sud del Paese. Fino a quell'anno esistevano due campionati separati, la Lega Nord e la Lega Sud, e le due vincitrici si affrontavano in una finalissima. Nel 1926, l'Alba Audace di Roma aveva perso pesantemente contro la Juventus, con un 7-0 a Torino e un 5-1 a Roma, dimostrando il divario tra le due leghe.

I problemi del calcio italiano

Il calcio italiano stava attraversando una crisi a causa dell'eccesso di squadre partecipanti (44 nel 1925), dell'obbligo di dilettantismo con stipendi clandestini e dei vincoli territoriali che impedivano ai calciatori di trasferirsi liberamente. Nel giugno 1926, uno sciopero degli arbitri aveva paralizzato il campionato, portando alle dimissioni dei dirigenti della FIGC e alla delega dei poteri al CONI.

La Carta di Viareggio e il nuovo campionato

Lando Ferretti, presidente del CONI e deputato del Partito fascista, aveva redatto la Carta di Viareggio, un documento che riorganizzava il calcio italiano secondo le idee del regime. Il professionismo venne introdotto, eliminando i vincoli territoriali, e il campionato fu ridotto a 20 squadre, chiamato Divisione Nazionale. Il nuovo campionato era "nazionale" più nel nome che nei fatti: su 20 squadre, 3 erano del Sud e 17 del Nord. Le squadre romane Alba e Fortitudo furono ammesse, mentre per il Sud fu ammesso solo il Napoli, erede dell'Internaples. Inoltre, l'Alessandria aveva vinto un torneo di qualificazione, ma i risultati furono annullati e la squadra venne retrocessa.

Fonti