All’Atalanta serve un’idea, prima ancora che un risultato. La sconfitta per 2-0 contro l’Ajax, secondo quanto riportato da ESPN, ha mostrato una squadra che tiene il pallone ma fatica a incidere, creando troppo poco rispetto al dominio territoriale. L’Ajax ha vinto con un gol nel primo tempo di Arokodare e uno nel finale di Ouazane, sfruttando l’unica vera occasione costruita quando la partita era ancora aperta e poi colpendo in contropiede nel recupero.

Non è stata una partita dominata dagli olandesi, anzi. L’Atalanta ha tenuto il pallone, ha chiuso l’Ajax nella propria metà campo e ha avuto più iniziativa. Il problema è che tutto questo non si è trasformato in pericoli veri. I numeri della partita mostrano una squadra che ha prodotto poco in proporzione al tempo passato nella metà campo avversaria.

È questo il dato più preoccupante per l’Atalanta: la manovra è troppo sterile rispetto al controllo della palla. Non può essere solo un problema di singoli quando una squadra costruita per dominare il gioco fatica a tradurre il possesso in occasioni concrete.

In campionato, con il miglior possesso palla di Serie A, l’Atalanta ha segnato meno di Lecce e Venezia e ha una media di 1,43 gol a partita, solo decima del torneo. In 7 gare ha realizzato 10 reti, subendone 11, più di Verona e Udinese. La squadra di Sarri è 12esima in classifica, lontanissima dalle prime.

Il dato di appena un tiro nello specchio contro l’Ajax certifica un problema offensivo che non può essere spiegato solo con la sfortuna o con gli errori individuali. L’attacco dell’Atalanta gestisce la palla ma ha smesso di aggredire lo spazio e, soprattutto, di segnare.

Il girone è ancora lungo e non si risolve dopo una sola sconfitta, ma la partita della Johann Cruyff Arena ha mostrato qualcosa di più di un semplice risultato negativo. L’Atalanta ha controllato il gioco, ha tenuto il pallone, ha occupato la metà campo avversaria e ha chiuso l’Ajax nella propria area per lunghi tratti. Eppure non è bastato. La sensazione è che manchi qualcosa davanti: non un giocatore, ma un’idea precisa su come arrivare al gol quando le accelerazioni e le ripartenze non bastano.

Questa Atalanta è diversa da quella costruita per difendere e ripartire. Ha qualità, palleggio e possesso, ma non ha ancora trovato il modo di tradurre tutto questo in gol. E nel calcio, alla fine, il possesso non si conta: si pesa.

Domani c’è il Frosinone e il calendario non aspetta. L’Atalanta dovrà dimostrare subito di saper trasformare il possesso in qualcosa di più. Perché dominare il gioco senza vincere non è un punto di forza: è un problema da risolvere.

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